La villa con decorazione dionisiaca di Somma Vesuviana nota anche come Villa di Augusto


L’Apolline Project può essere considerato una sorta di derivazione o progetto nato per fornire maggiori informazioni sull’area in cui la villa romana di Somma Vesuviana si trova. I legami e le collaborazioni fra i due gruppi di ricerca sono molteplici e ringraziamo l’équipe giapponese per la costante liberalità e disponibilità nella condivisione dei dati per la ricerca comune.
Di seguito sono riportate alcune immagini ed informazioni essenziali sul sito archeologico, tratte dai testi di Akira Matsuda e Girolamo F. De Simone realizzati per le attività di “archeologia pubblica”.
Il sito in breve
Le strutture finora riportate in luce fanno parte di un ampio edificio romano, costruito nella prima età imperiale che continua a vivere fino al V secolo d.C., cambiando nel tempo carattere e funzione, fino alla eruzione vesuviana del 472 d.C., che lo seppellì per oltre la metà della sua altezza.
La prima scoperta nel periodo fascista

Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione, si ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, come ci tramandano alcuni autori latini. Nonostante il grande interesse del popolo di Somma, che inviò anche una richiesta di finanziamento a Mussolini per la prosecuzione dello scavo, non fu possibile andare avanti a causa della mancanza di fondi.
Il nuovo progetto dell’Università di Tokyo

Il visitatore può oggi osservare alcuni ambienti dal carattere monumentale e di rappresentanza. La stanza più grande è costituita da un lato da un colonnato, due pareti con nicchie, un’arcata sorretta da pilastri e, dall’altro, da una parete decorata con temi legati al dio del vino Dioniso.

Ad ovest è una stanza con numerose porte e finestre, in origine con pavimento a mosaico e tarsia marmorea, successivamente divisa in due parti, una stalla ed una dispensa. In una fase tarda, a seguito del crollo del tetto, in un angolo fu posto un forno.
Verso valle, collegata con la stanza principale da due scale, è un’area terrazzata con colonnato in mattoni e, verso est, un’aula absidata con arcata e fregio con Nereidi e Tritoni. Da questa stanza si accede ad un’altra, ugualmente absidata e con pavimento a mosaico decorato con motivi geometrici e delfini che saltano fra le onde. Fra le scale per la terrazza superiore, in una fase tarda furono poste due cabalette e tre “cisterne/silos”, all’interno delle quali sono stati trovati un torso di cileno, un’erma ed un’iscrizione funeraria.
Dalla terrazza mediana si accede, tramite una scala, ad una cella vinaria posta più in basso.

Sebbene i dati finora acquisiti non supportino l’ipotesi che questa sia la villa di Augusto, la ricchezza ed unicità dei reperti aiutano a capire molto della Campania antica fino alla data tradizionale della fine dell’Impero Romano d’Occidente.
