Apolline Project

illuminating the dark side of Vesuvius

Le terme dal ninfeo azzurro di Lauro


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Ad est del Vesuvio e poco a sud di Nola, stretta fra le montagne di Sarno e gli Appennini interni, si estende la lussureggiante valle di Lauro. Al centro del vallo, in posizione dominante, è il Comune di Lauro con il Castello Lancellotti, che fu costruito probabilmente su un tempio romano. Ai margini del Comune, in una splendida posizione soprelevata, a mezza costa della collina che costituisce il confine est del vallo, sorge il convento di S. Giovanni del Palco. Probabilmente la chiesa ed il convento furono costruiti spoliando i resti di una villa romana, come è infatti illustrato in un affresco di fine ‘800 presente nel Castello Lancellotti.

Ai piedi della chiesa, articolato su più terrazze lungo la collina, è il quartiere termale della villa romana, scavato per circa 1330 mq. a partire dal 1981. I resti finora portati in luce lasciano ipotizzare varie fasi di vita del complesso, dal II secolo a.C. fino all’eruzione vesuviana del 472 d.C., quando verosimilmente il complesso fu abbandonato.

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Quanto oggi visibile delle terme romane mostra prevalentemente la risistemazione avvenuta in età tiberiana. Visitando il sito si riconoscono facilmente gli ambienti tipici dei complessi termali: almeno tre ambienti caldi (calidaria), un ambiente destinato ai bagni di vapore (laconicum), uno per il bagno freddo (frigidarium) completo di vasca coperta (natatio) originariamente decorata con lastre marmoree. Gli ambienti riscaldati mostrano in molti punti il sistema di riscaldamento, come la camera d’aria sotto il pavimento (hypocaustum) ed il sistema di approvvigionamento dell’acqua, dal collegamento con la sorgente (caput aquae) alla cisterna.
La visita prosegue nella terrazza inferiore, dove si trova uno splendido ninfeo di età tiberiana, con fontana absidata con vasca e due edicole alle estremità, ai cui lati si aprono una serie di nicchie decorate con mosaici parietali a tessere bianche e azzurre. In molti punti la decorazione a mosaico è andata persa, forse già prima dell’eruzione del 472, ma dove presente essa mostra elementi di una bellezza delicata, quali una natura morta con pappagallo e melograno, vasi con elementi vegetali, scene di caccia di amorino con cani.

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La stanza prospiciente il ninfeo, forse usato per banchetti (triclinium) nella prima fase di vita, divenne alcuni secoli dopo un’area per la produzione dell’olio, con due mole ed una pressa, fino a che non giunse l’eruzione del Vesuvio a seppellire l’intero edificio.

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Nell’evo antico, l’intero Vallo di Lauro, con le basse colline e le numerose sorgenti, era punteggiato di ville romane che sfruttavano l’amenità dei luoghi insieme con i prodotti della terra. Le notizie disponibili per questi siti sono molto scarse e spesso si limitano alla loro localizzazione ed a qualche frammento ceramico, quindi mancano i dati fondamentali per capire come era sfruttato il territorio. La villa con le terme dal ninfeo azzurro descritta in questa pagina, dopo gli interventi di indagine e restauro conservativo effettuati all’inizio degli anni ’80, non è stata oggetto di ulteriori studi. L’Apolline Project ha ottenuto il permesso per lo studio dell’intero sito e dei reperti recuperati al tempo dello scavo e sta ora procedendo al rilievo dei muri e sta avviando lo studio dei reperti ceramici. Coerentemente con le altre iniziative dell’Apolline Project, speriamo che l’indagine di questo sito consentirà di ricostruire il paesaggio e l’economia antica, per ridare vita al passato collettivo.