Apolline Project

illuminating the dark side of Vesuvius

Il sito scavato dai Borbone ed i mattoni del teatro San Carlo


Sebbene le relazioni di scavo borboniche siano state pubblicate fino ad oggi in modo parziale, frammentario ed avendo come obiettivo la ricostruzione delle attività svolte in Pompei o Ercolano, piuttosto che la creazione di un quadro completo di esse, ciononostante è possibile, collazionando quanto edito, recuperare alcune informazioni sulle attività svolte al di fuori dei due centri. È questo il caso del ritrovamento di un sito nel comune di Pollena, avvenuto nel 1749. L’attività di scavo ad Ercolano diretta dall’Alcubierre, sebbene procurasse ancora nel 1746 una serie di ritrovamenti interessanti, come la statua di Nonio Balbo, cominciava a riportare un numero più esiguo di reperti di pregio. Da qui la scelta di cominciare attività di scavo anche in altri centri. Nel marzo del 1748 si cominciano i lavori alla Civita, che si ritiene essere Stabiae, ma che si rivelerà essere Pompei; allo stesso tempo si fanno prove di scavo a Torre Annunziata, Gragnano ed in altri luoghi. Gli scavi a Pompei sembrano da un lato più semplici, poiché sono in un materiale più soffice del fango consolidato, ma dall'altro sono ostacolati da continui crolli e dalla presenza di gas mefitici. Per questo motivo il lavoro a Pompei è spesso interrotto. Il 19 aprile 1749 la mofeta ferma di nuovo il lavoro a Pompei, che poi viene ripreso nel luglio 1750, ma si interrompe di nuovo a breve, nel mese di settembre, per i pochi rinvenimenti. In questo periodo avvengono gli scavi a Pollena.
Agli inizi di aprile del 1749, mentre alcuni scavi sono in corso a Torre Annunziata, si rinvengono alcune strutture e monete. Con la relazione di sabato 12 aprile si chiede di utilizzare le persone che lavorano a Torre Annunziata per fare un saggio a Pollena e poi a Gragnano. Il 23 aprile nel pomeriggio il gruppo di scavatori si trova a Pollena, ci sono 10 scavatori di fiducia, divisi in due gruppi. Il 25 pomeriggio, dopo appena 2 giorni di scavo, si notano strutture murarie interrate per circa 5,30 metri (20 palmi napoletani). Si comincia a vedere il pavimento, che è in parte fatto di mattoni, in parte con marmo ed un altro con mosaico. Lo scavo comincia il 24 aprile e termina il 31 maggio, per un totale di circa 6 settimane, le prime 4 circa con 10 persone, le ultime 2 con solo 4 scavatori. I resti di pavimento in marmo e mosaico, insieme con il rinvenimento di vasi in vetro e bronzo, lucerne e monete, mostrano che quanto scavato è probabilmente pertinente ad una villa residenziale di un certo pregio e di dimensioni considerevoli. Il rinvenimento dei pavimenti, come delle cerniere delle porte, mostra come si sia arrivati ai livelli del pavimento antico. All’arrivo degli scavatori alcune strutture dovevano essere già in vista e probabilmente furono ritrovate durante lavori edilizi. Il rinvenimento di monete prima dell’arrivo degli scavatori lascia supporre che lo scavo già in corso aveva raggiunto il piano pavimentale. L’Alcubierre ha cura di prelevare non solo i reperti archeologici rinvenuti, ma anche, cosa abbastanza singolare se paragonata al modo di procedere per Ercolano, di smontare il paramento in laterizio dei muri. Sono così trasportati al palazzo reale di Napoli, per la costruzione del teatro San Carlo, ben 36 carichi, che corrispondono secondo i calcoli dello stesso Alcubierre a circa 18000 mattoni. Secondo un calcolo empirico da noi eseguito, tale quantità dovrebbe corrispondere a circa 136 metri quadri di parete con doppio rivestimento in laterizio e quindi, immaginando una parete di circa 3x3 m, ad almeno 5 ambienti. Il ritmo di scavo, considerando il numero di persone adoperate, la profondità dell’interro e la quantità di materiale asportato, doveva essere molto sostenuto. È probabile che il lavoro si sia interrotto in considerazione della mancanza di oggetti d'arte di pregio ed è quindi possibile che il sito non sia stato scavato nella sua interezza. Pagano ritiene che questo sito corrisponda a quello da lui rinvenuto in località Masseria De Carolis nel 1988, dove si notano muri spoliati del paramento in laterizio. L’indagine svolta nel sito dal gruppo dell’Apolline Project ha rivelato come, almeno per quanto finora visibile, la spoliazione sia databile all’ultima fase di vita del sito, nel V secolo d. C., e quindi è poco probabile che questo sia il sito citato nei rapporti borbonici. L’attività di scavo borbonica al di fuori dei centri urbani di Ercolano e Pompei sembra comunque abbastanza limitata nel tempo. Infatti, superato questo periodo nel quale andava diminuendo l’attività ad Ercolano e non era ancora cominciata in modo sistematico a Pompei, l’attività di indagine termina e le notizie, per quanto frammentarie, riportano di rinvenimenti sporadici, relativi probabilmente per la gran parte a sepolture. All’interno di questo quadro è da riportare la notizia, citata dal Ruggiero, della raccolta a Trocchia il 14 febbraio 1777 di 45 monete d’argento, rivenute almeno in due momenti, con effigi di Galba, Vespasiano e Domiziano. Se pertinenti ad uno stesso edificio o sepoltura, avremmo come terminus post quem il regno di Domiziano e quindi il 96 d.C.