Apolline Project

illuminating the dark side of Vesuvius

La chiesa altomedievale di Sant’Arcangelo a Roccarainola


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Il Comune di Roccarainola si trova poco più a nord di Nola, alle falde del Monte Partenio. Sulla collina di Cammarano, in località Sasso, da qualche decennio si intravedevano i resti di un edificio antico. Nel 1982 fu effettuata la prima raccolta sistematica dei frammenti ceramici visibili in superficie, cui seguirono alcune piccole attività sul sito; l’ultima di queste, sebbene avesse a disposizione un cospicuo finanziamento (250.000 euro per scavo e sistemazione dell’area), ha portato allo scavo di solo una parte delle strutture architettoniche ed ha lasciato il sito in stato di degrado.

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L’Apolline Project è intervenuto sul sito con una breve campagna nel settembre 2011; l’attività da noi svolta aveva come obiettivo la pulizia generale del sito (sul quale insistevano ancora 4 ulivi) e la realizzazione di due saggi di approfondimento, al di sotto della quota di fondazione dei muri, con la speranza di ritrovare materiale ceramico datante per le strutture. È attualmente in corso la seconda campagna d’indagine, con la quale speriamo di completare lo scavo e cominciare il restauro e la divulgazione dei dati, grazie anche alla stretta collaborazione in corso con l’Associazione Duns Scoto ed il Museo Civico “Luigi D’Avanzo” di Roccarainola.

Le indagini precedenti la nostra, basandosi su alcuni reperti rinvenuti in più punti della collina, ipotizzavano numerose fasi di frequentazione dell’area, dall’età preistorica al XIV secolo; quanto invece riportato in luce da noi permette di isolare due fasi costruttive principali, la prima di età romana, in cui fu realizzata una villa con impianto produttivo, la seconda in età altomedievale, in cui parte delle strutture precedenti fu smantellata e riutilizzata per la creazione di una chiesa, che rimase in uso per un lungo periodo fino al XVI secolo.



La fase medievale


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I resti visibili ancora oggi sul sito di Cammarano appartengono alla chiesa di Sant’Arcangelo, della quale abbiamo alcune notizie nelle fonti documentarie e dalle quali sappiamo che nel 1561 il Vescovo di Nola, il Monsignor Antonio Scarampo, durante la Santa Visita alla sua diocesi la trovò già in stato di rovina. La titolatura a Sant’Arcangelo è tipica dell’età altomedievale, periodo a cui risalgono anche molti dei reperti ceramici da noi rinvenuti; è quindi verosimile immaginare che in questo periodo fu creata la chiesa.
La chiesa è formata da un’unica navata orientata nord-sud, preceduta da un nartece e chiusa a nord da un piccolo ambiente quadrato, con all’interno un’abside. Di fianco a questa, ad ovest del corpo centrale, è una cisterna quadrata (vedi il modello tridimensionale); mentre a sud, all’ingresso della chiesa, è un’area cimiteriale costituita da più nuclei.
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Il nucleo principale del cimitero è posto nell’area prospiciente l’ingresso della chiesa; esso è costituito da due tombe in muratura, utilizzate come ossari e posizionate ai due lati dell’ingresso (vedi una delle tombe in 3d), e da uno spazio per le inumazioni in nuda terra, delimitato da un basso muretto in calcare. Altre sepolture sono presenti ad est della chiesa, il primo nucleo è adiacente la navata centrale, il secondo è costituito da un pozzetto in muratura, utilizzato come ossario e nel quale sono stati rinvenuti resti di molti individui.

Sebbene ancora allo stadio iniziale, lo studio dei muri della chiesa, cioè dei materiali e tecniche edilizie usati per realizzarli, evidenzia alcune differenze che potrebbero corrispondere a diverse fasi edilizie. In generale tutta la struttura è costruita riutilizzando abbondantemente materiale di epoca precedente, tra cui marmi, frammenti di anfore, tegole e coppi, ma il muro ovest pare essere costruito con una maggiore regolarità, utilizzando conci di tufo squadrati. I muri della cisterna e dell’area cimiteriale sono costituiti invece quasi interamente da pezzi di calcare tenuti assieme da una malta di color grigio-bruno, ciò fa pensare ad una fase costruttiva successiva alla struttura principale, alla quale si appoggiano.

La fase romana


L’abbondante ceramica romana, raccolta in superficie in un’area ampia e utilizzata anche per la realizzazione dei muri medievali, testimonia di un’importante fase romana del sito, alla quale però non possiamo ancora far risalire con certezza nessuno dei muri finora messi in luce. Fra questi, di particolare interesse è un frammento di pavimento a cocciopesto, posto nell’area ad ovest della navata centrale della chiesa e forse ancora in posizione originale.
I resti romani sono riferibili per lo più ad attività agricole; si trovano infatti, inglobati nei muri medievali, frammenti di anfore (contenitori per il trasporto di derrate alimentari) e di dolii (grandi contenitori panciuti posti solitamente in una cella vinaria), oltre a grandi blocchi in calcare, caratterizzati da alcuni incavi di forma rettangolare e tipici delle presse romane per l’olio.



Vi sono tuttavia anche frammenti di lastre in marmo e parte di elementi decorativi in tufo e calcare; questi sono riferibili alla parte residenziale della villa romana.

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L’insieme degli elementi riscontrati permette di immaginare sulla collina di Cammarano (forse nelle vicinanze della chiesa), una villa residenziale di età romana con annessa area per la produzione agricola. Il sito sembra adatto all’impianto di una villa residenziale, soprattutto alla luce delle recenti acquisizioni (cd. villa di Augusto a Somma Vesuviana, villa con terme a Lauro, villa con terme a Pollena Trocchia), le quali hanno dimostrato come la costruzione di ville residenziali in Campania non abbia interessato solo la zona costiera ma anche le zone interne elevate che davano l’opportunità di sfruttare viste panoramiche diverse rispetto a quelle marittime. Dalla collina di Cammarano infatti, ergendosi appena al di sopra del fitto uliveto che attualmente ostruisce la visuale, è possibile godere di una magnifica vista che abbraccia tutta la piana nolana, chiusa a sud dalle pendici del Monte Somma.

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