Apolline Project

illuminating the dark side of Vesuvius

In questa pagina abbiamo raccolto le risposte alle domande che più frequentemente ci vengono poste. Se hai nuove domande per noi, faccelo sapere cliccando qui.

  1. Cos’è l’Apolline Project? L’Apolline Project è un progetto di ricerca multidisciplinare che studia il versante settentrionale del Somma-Vesuvio ed in modo più ampio gli antichi territori di Neapolis e Nola.
  2. Perché si chiama “Apolline”? Apolline è il nome di Pollena nei documenti del X secolo d.C. Poiché nelle prime fasi del progetto abbiamo preso il Comune di Pollena Trocchia a campione dell’intero versante settentrionale del Vesuvio, abbiamo pensato che questo nome fosse appropriato.
  3. Chi partecipa al progetto? L’Apolline Project è nato nel 2004 come accordo fra il Comune di Pollena Trocchia, l’Università degli Studî Suor Orsola Benincasa in Napoli, e la Brigham Young University degli Stati Uniti. Negli anni il gruppo si è aperto ed al momento i maggiori promotori sono il Comune di Pollena Trocchia, il Suor Orsola Benincasa, la Federico II, e la University of Oxford, sebbene numerosissimi siano gli studiosi appartenenti ad atenei italiani e stranieri che collaborano. Recentemente abbiamo stretto un accordo con il Comune di Roccarainola ed è nostra intenzione mantenere un dialogo costante con le amministrazioni e le comunità locali.
  4. Che ruolo svolge il Comune di Pollena Trocchia? L’amministrazione comunale di Pollena Trocchia è il nostro principale sostenitore per tutte le attività nel suo Comune. Dal 2004 fornisce l’alloggio per gli studenti stranieri ed i mezzi d’opera per la bonifica della discarica abusiva. Siamo molto grati per quanto costantemente fanno e ci auguriamo di instaurare un simile rapporto con altri enti locali dell’areale vesuviano.
  5. Cosa avete fatto finora? L’Apolline Project è articolato in diverse fasi. Nei primi anni del progetto abbiamo formato gli studenti statunitensi ed abbiamo coinvolto studiosi di diversi atenei per aprire nuove prospettive di ricerca. Abbiamo poi focalizzato la nostra attenzione sui siti archeologici di Pollena Trocchia: abbiamo recuperato i dati di archivio, fatto ricognizione su tutto il territorio, liberato alcuni siti e studiato quanto recuperato. I risultati delle prime due fasi del progetto sono stati pubblicati in un volume ed in molti articoli (segui questo link per leggerli). Nella terza fase del progetto, cominciata nel 2006, abbiamo selezionato il sito archeologico in località Masseria De Carolis (parco Europa) per lo scavo integrale, ancora in corso. Nel 2011 abbiamo cominciato ad ampliarci ad altri siti, abbiamo chiesto ed ottenuto il permesso di studiare la ville di Tufino, Nola via Saccaccio, Ercolano via Doglie, Lauro, Roccarainola, e Pratola Serra. Nel frattempo abbiamo avviato studi specifici di diverso carattere - territoriale, ceramografico, paleozoologico - sui territori di Neapolis e Nola. Questo ha portato alla realizzazione di una carta archeologica del territorio, in corso di pubblicazione. I risultati dei nostri studi sono stati presentati già in molte conferenze in diverse parti del mondo e sono state pubblicate in articoli.
  6. In cosa consiste il sito di Pollena Trocchia in località Masseria De Carolis? Al tempo della sua scoperta, nel febbraio del 1988, il sito era stato interpretato come una fattoria romana. Lo scavo in corso dal 2006 ha messo in luce finora 10 ambienti termali. Noi pensiamo che questi possano costituire parte di una villa residenziale romana, ma dobbiamo verificare questa ipotesi. L’edificio ora visibile è stato costruito probabilmente negli ultimi anni del I secolo d.C., di sicuro dopo l’eruzione pompeiana del 79 d.C., poiché le ceneri di quella eruzione si trovano sotto il livello di fondazione dell’edificio. L’edificio era in stato di parziale abbandono e spoliazione nel 472 d.C., quando una grande eruzione lo distrugge e seppellisce per 2/3. Poco dopo questa eruzione, alcune persone tornano a frequentare l’area del sito; impiantano un piccolo forno al di sopra delle ceneri, svuotano la cisterna ed abitano al secondo piano dell’edificio. Una serie di altre eruzioni successive (505/512 d.C.) seppelliscono poi l’edificio in modo definitivo. Non troviamo tracce di frequentazioni oltre quella data. Questa sequenza di fasi eruttive e rifrequentazioni rendono il sito unico in tutta l’area vesuviana. Per ulteriori informazioni, clicca qui.
  7. Avete trovato qualche tesoro? No, almeno finora. Il sito era in fase di parziale abbandono e spoliazione già prima dell’eruzione. Tuttavia, per noi studiosi dell’antichità l’oggetto prezioso è importante quanto ogni altro reperto per l’informazione che porta con sé. Il nostro obiettivo principale è lo studio del mondo antico. Se pensate agli archeologi come una sorta di investigatori del mondo antico, potete immaginare come il sito archeologico diventi una “scena del crimine”, dove ogni indizio è per noi importante per capire cosa è successo nell’ultimo momento di vita e come era l’ambiente circostante, l’economia, ed il mondo intero in età antica. Per questo sul sito oltre agli archeologi ci sono studiosi di molte discipline, come vulcanologi, paleobotanici, paleopatologi, etc. Abbiamo solo due limiti, la fantasia delle nostre domande e l’evidenza disponibile per rispondere ad esse. In quest’ottica, per noi sono tesori anche le foglie carbonizzate, perché testimoniano della vegetazione presente prima dell’eruzione. Paragonando quanto sappiamo del mondo antico con quello attuale possiamo capire molto di noi, di quanto eravamo simili ai nostri antenati o quanto siamo cambiati, e chiederci il perché.
  8. Per quanto tempo scavate? Come tutti gli scavi universitari, scaviamo solitamente per 6 settimane l’anno. D’inverno invece studiamo quanto abbiamo riportato in luce, in modo da poter essere pronti per fare nuove domande in estate.
  9. Posso venire a scavare? Sì, ma solo se sei uno studente di archeologia, conservazione dei beni culturali, o lettere classiche. In questo caso, ti chiediamo di metterti in contatto con noi, cliccando qui. In alternativa però, puoi partecipare comunque al progetto, dandoci una mano nei modi che insieme riterremo i più appropriati.
  10. Come posso aiutarvi? Abbiamo bisogno di fondi, che puoi inviarci in molti modi (clicca qui). Ma ogni altra forma di contributo è ugualmente ben accetta ed incoraggiata. I beni che studiamo e riportiamo in luce appartengono alla collettività, quindi anche a te. Dacci una mano a proteggerli e valorizzarli!